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Pancia, musica, tasca.

lunedì 2 gennaio 2012

Abbiamo già avuto occasione di tessere le lodi di uno de nostri bar preferiti, il 23 Robadors. Ebbene, apprendiamo via Facebook che Albert e compagnia ci vogliono regalare un motivo in più per dinoccolare ancora più spesso in quei paraggi. Cene tematiche + concerto al prezzo di un menu del día,  10 euretti. Eccovi la carta. Prenotazione obbligatoria.





Calçots, rosamarina e l'albero del punk.

Iniziamo bene l'anno parlando di tre piccole scoperte in grado di meravigliare. Due delle quali una sorpresa per chi scrive. La prima, per gli amici italiani in visita, e per me un piacere da ritrovare ogni inverno.

1. I calçots.

I calçots sono, fondamentalmente, delle cipolle allungate (Allium cepa), tipiche della Catalunya. Si chiamano così perché per ottenere il gambo lungo si "calza" la terra in cima alla pianta. Sono un piatto tradizionale che di solito viene consumato in gruppo e in campagna, ma niente impedisce di cucinarseli in casa. I calçots si abbrustoliscono alla fiamma viva (o ai ferri) e vengono lasciati riposare per qualche minuto avvolti in carta di giornale. Dopodiché si pelano con le mani, con un unico gesto, come un mago che toglie il fazzoletto dalla bacchetta magica - ma al rallentatore -  e si intingono in un'apposita salsa di pomodoro, mandorle, aglio, peperoni. Si sollevano in alto e si fanno calare all'interno della bocca, non senza essersi premuniti di un bavagliuolo. Un delizia. La cipolla è dolce e succosa, e si sposa perfettamente con la salsa, facendo immediatamente scattare una pulsione che spinge i commensali a mangiarsene dozzine, innaffiandoli con robusto vino rosso o cava (lo champagne in Spagna). Ricchi di vitamine e minerali, i calçots posseggono inoltre proprietà diuretiche, digestive e afrodisiache.



2. La rosamarina.

Amici calabresi hanno sfoderato dal frigo questa delizia di antipasto per la cena di Capodanno. Una crema di peperoncini e avannotti di acciughe, che si elabora solo per un periodo brevissimo tra marzo e aprile, principalmente sulla costa jonica. La rosamarina è anche chiamata "caviale dei poveri". Allora voglio essere povero tutta la vita. Il piccante è perfetto per uccidere il senso di colpa per questo micro genocidio.



3. L'albero del punk.

Questo non si mangia, e non si dovrebbe nemmeno toccare. A volte serve l'occhio di un amico trasferitosi da poco a Barcellona per rivelarti quello che hai avuto sotto gli occhi per molto tempo e non hai mai visto. Tra il Passeig de Colom e l'entrata alla Barceloneta c'è uno slargo dove è frequente passare, sia a piedi che in bicicletta. Aiuole costeggiano la pista ciclabile e vari tipi di alberi adornano il percorso. Quest'albero, ribattezzato provvisoriamente albero del punk, lo avrò visto mille volte ma non l'ho guardato mai. A prima vista è un innocuo arbustello dal tronco cicciotto e la coppa rada. Se ti avvicini però, potrai osservare la sua vera natura di difensore. E' come se una strega avesse trasformato in albero un guerriero medievale. O un metallaro. Il tronco è costellato di spine bitorzolute della grandezza che varia da quella di un'unghia di pollice a quella di un pugno. I rami alti, protetti da questo sbarramento tipo pitbull, sembrano mazze ferrate senza manico, e si punteggiano di fiori gialli molto simili alle orchidee. Grossi frutti che ricordano la papaya pendono dalle estremità come lampadine. Se conoscete il nome di quest'albero fatemelo sapere!







La bufala catalana.

giovedì 24 novembre 2011

Finalmente è arrivata sulle tavole barcellonesi la mozzarella di bufala made in Catalunya (più chiaro di così). Una buona notizia per il kilometro 0. Ma sarà buona come quella campana? Mi sarebbe piaciuto fare un test alla cieca con il mio amico napoletano di fiducia (vabbè, che è un po' come dire mini gamberone, o intelligenza militare, o bustina da tè a prova d'acqua :-) ...), ma si è trasferito a Roma. Voi l'avete provata, la bufala dell'Alt Empordà?

Un martedì da maiali.

martedì 22 novembre 2011

Foto: saber.es
Come dice l'adagio, Per Sant Martí, mata el porc i enceta el vi (A San Martino, accoppa il porco e stappa il vino, NdB). Hai accoppato il maiale? Sei ancora lì, estatico nel cortile di casa, le mani sui fianchi e il sangue sul grembiule e sugli stivali di gomma? Dai, lavati le mani e cambiati, che oggi c'è da andare al Borne. Si festeggia infatti la Festa del Vi Novell. La Spagna, come l'Italia, in fatto di vino subisce l'influenza dei francesi (la subisse anche in fatto di croissants saremmo tutti più felici) e di conseguenza, anche qui, le Beaujolais nouveau est arrivé). Allora come with us and get shitfaced in the afternoon! Alle cinque e per 5 euro avrai in mano un calice pulito e l'accesso ai vini di una trentina di bodegas nei bar tapaioli di Santa Maria del Mar. Sarà un felice mix di turisti e succhiatori di vino. La giornata è perfetta, grigia e per il momento asciutta. Vorrei essere in campagna.



Paparajotes. Foglie di limone per dolce.

martedì 15 novembre 2011

Domenica mattina è venuto a colazione il mio amico Juan Flextatowa. Come tutte le persone con classe, si è presentato puntuale, nella piovosa domenica, e con una coca de anís (un dolce tipico catalano) sotto il braccio. Mentre scrocchiavamo la coca bevendo caffè mi parlava delle origini arabe di questo dolce e del gran paradosso quando lo racconta a un locale di Barcellona (Juan è di Valencia, quindi è espatriato anche lui): Pero qué dices? - Lo apostrofano - Si esto es de aquí de toda la vida! (Ma che dici? Questo è più spagnolo di Julio Iglesias, NdT). E parlando di Arabia Felix, è spuntato nella conversazione questo incredibile piatto di cui non avevo mai sentito parlare. Si tratta di un dolce murciano, chiamato paparajotes. Lo accolgo già con benevolenza, ché mi ricorda Teresa (quando conosci una donna del Sud, in generale, è un'esperienza che ti marca :-).
Los paparajotes, cosa sono? Sono foglie di limone. Bella storia, direte voi. Sono foglie di limone fritte in una pastella fatta di lievito, farina, uova, sale, latte e zucchero, e spolverati di zucchero glassato e cannella. BUM. E la cosa divertente è che naturalmente le foglie di limone non si mangiano, ma bensì, come si dice a Parigi,  si succhiano. Pensavo di proporlo a mia zia a Cuneo e suoi sette  o otto  limoneros che ha nell'orto, ma l' immagine della sua faccia allegra che mi dice Ma t'ses fol? Le foeuje 'd limon as mangiu nen! (Ma sei scemo? Le foglie di limoni non si mangiano) mi ha dissuaso. 

Vi lascio la ricetta:

PAPARAJOTES

INGREDIENTI
2 uova
1/2 litro di latte
Mezza bustina di lievito in polvere
500 grammi di farina
100 grammi di zucchero
Olio d'oliva, un pizzico di sale, cannella in polvere e, naturalmente, foglie di limone. 
Scegliete quelle verdi chiaro, più giovani e tenere.

PREPARAZIONE
Sbattete le uova in una scodella e aggiungete il sale, il lievito e il latte. Sgrattateci sopra un po' di scorza di limone, due cucchiaiate di zucchero e la farina, poco a poco, fino a ottenere un mix omogeneo, né troppo liquido, né troppo spesso, di modo che possa attaccarsi alla foglia in scioltezza e senza scivolare via. Friggete in abbondante olio d'oliva, girate con cura per non perdere la pastella e mettetele su un piatto con un foglio di carta assorbente. Cospargete di zucchero, decorate con foglie di menta o fiori di limone e servite. Los paparajotes si accompagnano solitamente con vini dolci. Barcellonando consiglia: Passito di Pantelleria!

Fonti (foto e ricetta): portale della Regione Murcia.

Oggi 56 tapas nel Raval.

sabato 12 novembre 2011

E' festa nel Raval, il gran calderone multiculturale a ovest della Rambla. Il programma non prevede grossi nomi o particolari attrattive, perché è un festival di cultura popolare, dove contano soprattutto i bambini, la musica, l'arte e i colori. Tra un'esibizione di danze Bollywood e di bastoners, un laboratorio di calligrafia urdu e uno di henna, una mostra, un concerto e qualcosa di imprevedibile che sempre succede nel Raval, potete raggruppare degli amici, appiccicarvi un numero al petto e partire per una bella tapathon. Oggi e domani, infatti, 56 bar del Raval (scarica la mappa qui) offriranno tapa+drink a 3 euro.

Vi lascio con questo video su come preparare un musical bollywood. Fatto dai ragazzini catalani del futuro, che sono fantastici:


Ok, ho capito, volete vedere the real thing, no? Eccovi Kabhi Khushi Kabhie Gham.




Se lo dice Time Out...

venerdì 11 novembre 2011

...Chi sono io per contraddire? Sono Nikon, cazzo, e per Time Out c'ho pure lavorato. E per Time Out UK, mica per l'edizione en catalá, con tutto il rispetto! Io quando leggo di cibo a Barcellona mi fido solo di Tara Stevens. Recriminazioni a parte, per iniziare a parlare di cibo a Barcellona, bisogna iniziare dal shawarma. Niente tapas, niente paella, niente jamón. Shawarma. Il shawarma è il nostro porchettaro, il nostro zozzone, il lurido, il voncio, il marcio e chi più ne ha più ne metta (be', a rigor di logi(sti)ca, l'equivalente del porchettaro, per via del camion, è la churreria, su cui passeremo a volo d'uccello un'altra volta, forse). Cos'è il shawarma vi chiedete? Check it:

El shāwarmā (del árabe شاورما) o döner kebab (en turco) o gyros (en griego), es un plato originario del Medio Oriente que consiste en finas láminas de carne de cordero, pollo o ternera asada en un asador vertical, consumidas en el interior de un pan de pita junto con vegetales y otros acompañamientos. Se ha hecho popular en Europa como comida rápida gracias a la influencia de emigrantes norteafricanos y turcos.

[editar] Características

Se originó en el 1234 d.c. y en un principio era una comida de pobres

E ancora oggi lo è. Il shawarma è per chi non c'ha una piotta e per chi ha fame quando le cucine cristiane sono già belle chiuse. Il shawarma sfama la notte di Barcellona, il shawarma è l'equivalente del piano Marshall per l'Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, il shawarma ti fa l'occhietto da ogni angolo e ti dice "mangiami, stupido!".
Con l'età, uno impara a difendersi. Esce di meno, mangia meglio e si ammoglia. Tre fattori che gli impediscono di uscire dal club/pub con la fame chimica da ammazzare in compagnia degli amici o (orrore) da solo. Ma tanto succede lo stesso.

Stasera sono andato al Cuiner de Damasc perché me l'ha detto Laura. Poi solo dopo, mentre aspettavo il mio turno, ho trovato il discretissimo avviso di Time Out:




OK. Niente in contrario. Le opinioni, diceva Clint Eastwood, lo sapete.
Lascio stare la dicitura xauarma perché apre un altro interessante capitolo, e mi limito al panino. Siccome appunto so quel che dico, le opinioni di TO.cat non sono oro colato, come quelle di Tara Stevens. E infatti El Cuiner de Damasc non spacca per niente. Però (e questo vale 100 punti) sono carini, lavorano con cura, mischiano la carne con cannella sul dropper, e hanno un locale della madonna nel Gotico, assolutamente sfruttato male. Secondo me, e senza malignità né razzismo, oppure anche con, Time Out ha dato loro il gagliardetto solo perché il tipo della foto (che pure è meraviglioso, eh) è catalano. E gliel'avrebbe data pure la Routard, ma da un gruppetto di francesi ubriachi me lo aspetterei, da dei residenti, francamente, no.
Sulla carne niente da eccepire ma non sono andato a fondo, e poi ho chiesto extra piccante, un noto deterrente che applico in automatico. Ma il gusto, la testura, il pane e la verdura, mi sono sembrati nella gran media. La mafia libanese di Gràcia, dite? Quelli usano l'agnello e ci mettono un po' di tajine, tutto lí. L'epifania l'ebbi in Joaquim Costa (e dove sennò), che è un po'  l'East Village di Barna. Entrai per un shawarma, e prima del bancone c'era il forno tipo chimenea, con fuoco e tutto. Un signore pakistano, già di una certa età,  gettava il pane appena impastato sulla parete interna con un gesto esperto. Quello s'incollava, cuoceva a fuoco, e ne usciva fresco, croccante, con le bolle bruciacchiate, salato al punto giusto e pronto ad accogliere gli ingredienti, abbracciandoli come un padre che rivede i figli dopo un lungo viaggio. Insalata iceberg, pomodori, cetrioli, cipolle, salse cagarella...tutto a (troppo) buon mercato. Cioè che i Paki hanno il romanticismo nel culo, perché non si sono accorti del loro potenziale.
Mi dispiace, Time Out punto cat, il miglior xauarma di Barcellona non è ancora nato.

El Cuiner de Damasc, C/ de Palau, 1