La patata d'inverno

sabato 23 novembre 2013

Gli spiaggiaroli e i surfisti dell'ultima ora si lamentano. "Fanculo l'inverno!". E' certo che l'inverno a Barcellona non è, come si dice qui, una figata. Ci sono una dozzina di gradi che però, per qualche fisica ragione, si percepiscono come 3. Le case NON sono riscaldate (come si dice in Italia, LA COLPA E' DELL'EUROPA) e nemmeno i bar né i luoghi di ritrovo ciusti ce l'hanno il termosifone. Starbucks ce l'ha, ma tu sei italiano, mica un hipster della terza fila, eh? Non ci vai da Starbucks a far vergognare a papà, eh? Eh? EH?
Quindi, cari cervelli in fuga, ponderate prima di comprare il biglietto se siete freddolosi.
E comunque a me l'inverno piace una cifra. I colori sono più giusti, la caldazza non ti schiaccia al suolo come un verme, puoi guardare una ragazza e innamorarti del suo viso anziché sbrodolare dentro la sua scollatura, la campana del vespro ti ricorda che non sei fatto per ciucciare mojitos sulla spiaggia come un ritardato ma per incontrarti nei bar come le persone serie, e  i vari milioni di turisti rompimichia se ne stanno a casaccia loro anziché venire a intasare il mio punto A punto B quotidiano looking for the motherfucking museu picasso.
E comunque, se vivi in centro, la Rambla è purtroppo, sempre, benché, anzichenó, seppur e tuttavia, un crossing obbligato, come il metadone per il tossico,  il caffé della macchinetta per l'impiegato,  il casello per colui che vive in  qualunque posto del Nord Italia che finisce con -ATE.

Oggi in bici sono passato attraverso (la Rambla) e ho colto 'sta scenetta di due amiche in prossimità della bancarella invernale che vende castagne arrosto E patate dolci (boniatos).

Turista italiana 1 guardando la bancarella: Sara, la vuoi una patata?
Turista italiana 2 distratta guardando da un'altra parte: Ce l'ho già, grazie.

Tutto questo, a ritmo di bicicletta. Fantastico no?

Vabbé.

Io l'ho trovata carina.



Musica:

Take a walk on the dub side

giovedì 7 novembre 2013

Perché questo titolo? Boh, perché no? Ti immagini un album di cover di Lou Reed innarubbadubstaila? Io sì. Venus in Furs in rocksteady, cantata magari da Lee Scratch Perry? Full horns in ciuciuruciu talkawalk? Super reggae good vibe in Sunday Morning, bella per il caffè, cannetta, e sorrido-alla-vita? Totale. Wagon Wheel? Vicious? Vamos, che tutto Transformer si potrebbe reggaetizzare. Mollami, e passami subito il numero del produttore di Easy Star All Stars, che sono pure di Nuova York, e facciamo il botto.


E' questo che ho pensato, ancora prima di assistere alla serata.
Ok, Lou Reed è morto etc. E due settimane dopo eccola ancora lì la festa. Potremmo farla sempre, nei secoli dei secoli, proprio come il Rocky Horror. Vai lì e sai che tutti i mercoledì sera c'è una specie di open mike dedicato a Lou Reed e, come si dice qui in Spagna, a LA Velvet Underground - ho chiesto in giro ma non mi sanno spiegare perché, sarà tipo un'eccezione.
Evualà, ecco la mia seconda idea della madonna. Que conste.
Ecco qui lo Steven anfitrione della serata, minchia di profilo sembra troppo Bob Dylan che si trasforma in John Lennon.
Qui l'unico che pronunciava bene in inglese con la flautista che faceva pipipisatelliteoflove.










C'è spazio per i reading, tra una canzone e l'altra.











Ti piacerebbe sapere chi è, eh?











Clap your hands say shes (pr. scies). Duo argentino con nome che ho dimenticato. Diciamo Los It's So Cold In Alaska.










Un vecchio rocker catalano con un take interessante su ciuciuruciú.
Nena, passeja't al costat selvatje de la vida, va.











Un rapido Photoshop per dimostrare che Lou Reed ci sarebbe stato da dio, ieri sera, al bar Pastis.










Les Femmes Fatales. C'è altro da aggiungere?













E infine Jimmy Jeans, un tipo pericoloso. Per sé stesso, soprattutto.




Grazie per la serata, Steven, grazie a tutti quelli che avete suonato, e grazie al bar Pastis per essere ancora così strafottutamente unico.











Candlelight and Dubonnay on ice al Bar Pastis.

mercoledì 6 novembre 2013

No, non l'ho scritto sbagliato, mi divertivo solo sulla pronuncia americana. Vi piace il Dubonnet?
Stasera il mitico Steven Forti (parleremo di lui más adelante) organizza una seratina di cover di Lou Reed al bar Pastis, che non è come organizzarla in un bar qualsiasi. Il bar Pastis è roba forte, è una delle poche vere cose che sopravvivono alla fine della Rambla che ti fanno dire: ...minchia...
Per me il bar Pastis è un po' quello che era Moscatelli a Milano, l'antro perfetto in cui riuscivi a cuccare anche con le luci al neon sparate, sotto lo sguardo professionalmente assente del signor Moscatelli e del suo vecchio e sordo papà, che però a stappare bottiglie era più veloce del Bueno De Cuttlas. (Clicca, che parla giusto di morti). Però al Pastis le luci al neon non ci sono. E quindi tra Spagna, Francia e Germania, si apre un'intercapedine di svitati (già so che ci saranno) per dare omaggio al vecchio Lou che ci ha lasciati, con canzoni di tre accordi barra quattro.
Detto questo, l'alcool e il fumo matan, e se volete venire sono affaracci vostri.

Despierta, Barcelona!

domenica 3 novembre 2013

Despierta, y ponte a la escucha de esta hija adoptiva tuya. No se llama Amandina Joan Recta pero lleva ya un buen tiempo perdida entre tus brazos y tu le debes, por qué sus canciones hablan también de tí como nadie  nunca ha hecho. Tu nos debes, por qué la queremos ver en cabeza de cartel de los festivales importantes en lugar de tus grupos modernillos. Despierta! Agarra el diccionario de Inglés y ponte a traducir sus textos. No son difíciles, no deberás descifrarlos ni interpretarlos, no te sentirás defraudada. Fluyen seguros como los ríos y están hechos de agua limpia, huesos y cerveza artesanal, aún si ella, Amanda es básicamente no una bebedora, sino casi una accionista de tu Estrella Damm. Créeme, te quedaras encantada. Como lo tuyo no son los adjetivos, como mucho soltarás un molt maca, pero sabemos que te habrá llegado a las entrañas de lo inexpresable. Venga, escucha su vocecita original, sincera, linda y honesta, déjate transportar por su ola musical postwaitsiana, quédate de piedra con los musicazos que la acompañan, y que sepas que tiene 7, cuando el lugar en que toca se lo puede permitir, así que escucha bien aquí los dos discos y prepara un escenario grande, el más grande de las fiestas más importantes, diseñale un cartel a la altura de este aquí abajo y del resto no te preocupes, que la fan base la llevamos nosotros. El resto, si lo entienden los guiris mejor no? O no te gustan los guiris?




Giulia se ne va.

venerdì 1 novembre 2013

Giulia, 24 anni e dopo tre a Barcellona se ne va. E' giovane abbastanza, intelligente abbastanza per capire che chi cerca un lavoro serio qui a Barcellona be', fa meglio a cercarlo altrove.
E la Francia l'aspetta con una nuova esperienza. Anche lei come tanti, è rimasta affascinata dalla cosmopolis catalana, pur ammettendo che la cultura spagnola, e men che meno quella catalana, non l'avevano mai interessata.
E' rimasta affascinata dal fatto che qui tutti quelli che conosce hanno due o tre lavori, e di solito il secondo e il terzo non sono quelli che pagano l'affitto.
E' rimasta scioccata dalla quantità di polizia e di turisti che gonfiano il centro, e sicuramente anche lei sa che quanto più il potere è insicuro più si fa vedere da tutte le parti. In quanto ai turisti, be', ognuno ha il diritto di passare per fesso almeno una volta l'anno.
E' rimasta stupita dai suoi primi mille euro al mese, che solo all'inizio sembrano tanti, ma ha l'età giusta per non credere già di doverci fare l'abitudine.
E' rimasta basita dalla farsa degli istitutiitalianidicultura, questi posti che dovrebbero essere la nostra casa all'estero ma che non ci offrono proprio un granché, posti in cui Giulia sarebbe anche preparata per lavorare, ma ci racconta che i bandi che sono obbligati a emettere si pubblicano su annunci microscopici a fondo pagina di qualche giornaletto locale, così entra sempre l'amico dell'amico avvisato a tempo.
E' rimasta affascinata dal respiro internazionale, dalla fiesta e dal cazzeggio perenne, e i suoi amici che la prendevano in giro dicendole sí, certo, tu vai a Barcellona a studiare...
Ed è rimasta affascinata dagli ambienti underground, che sono forse il miele più appiccicoso per un giovane che sbarca a Barcellona.
Ma il fascino di Barcellona non ha vinto contro i suoi stupendi, enormi e freddi occhi verdi, che come quelli di una medusa hanno spaventato il fantasma delle tentazioni.
Vai Giulia, inizia un'altra avventura e non fermarti qui!
Ti aspetto per un drink, e un po' per nostalgia e un po' per insonnia ti dedico questa canzone fuori moda, di quando eri ancora bambina :-)

Distrails, il nuovo disco di Selva de Mar.

giovedì 31 ottobre 2013

Oggi 31 ottobre Selva de Mar presenta Distrails (Whatabout Music, 2013), il suo quarto disco. Selva de Mar è uno dei gruppi più intelligenti della piazza underground barcellonese, e si compone del cellista barocco/avanguardista russo-israeliano Sasha Agranov e dall'argentino Pablo Wayne all'hang, uno strumento di percussione melodica di origine svizzera. Intelligenti anche perché sono stati i primi a sperimentare questa forma di intreccio sonoro melodico percussivo, e ora l'hang, quella dolce pentola musicale, è relegata a sostituta dei bonghi nelle strade turistiche del Gotico. Pablo suona poi anche una simpatica ed enorme mezza zucca immersa in catino pieno d'acqua, e prendendola a pugni questa risuona profonda e cavernosa. Per guarnire un po' la nudità acustica del duo, Sasha aggiunge quasi dal nulla una spruzzata di loop e campionamenti sottili, creando una mescola difficilmente definibile meglio di "musica acquatica". Selva de Mar hanno anche capito che le profondità marine sono sempre le stesse ma cambiano in continuazione, e che ogni tipo di pesci e creature può apparire e scomparire nello stesso scenario, all'infinito. Fioccano dunque le collaborazioni con artisti affini, tutti votati all'improvvisazione, tutti propensi ad aggiungere del loro per creare un sound ricco, ipnotico e avvolgente.
Questa sera in particolare ci sarà un po' la crème di questi collaboratori. Tra gli altri il prezioso batterista Oriol Roca, Mû Mbana, stupendo musicista della Guinea Bissau, la bravissima performer d'avanguardia olandese Stephanie Pan e anche l'ormai veterano produttore di Distrails Dave Bianchi, con un contributo vocale.

Quest'ultimo disco è stato finanziato con successo da un progetto di crowdfunding, e vi lascio il trailer, che è molto bello.



Tre Allegri Ragazzi Morti a Barcellona

domenica 27 ottobre 2013



I Tre Allegri Ragazzi Morti sono venuti a suonare a Barcellona e ho pensato che vi avrebbe fatto piacere vedere due o tre foto del concerto. Sono venuti a fare l'ultima tappa della loro guerra lampo europea, dopo Londra, Parigi e Bruxelles.
Mi piace questa storia che i gruppi fighi italiani si fanno un giro per il vecchio continente andando a beccare i loro connazionali in fuga.
Poi ho sempre la fortuna di entrare gratis grazie a questo blog della madonna.
Scherzo, ho gli amici nel giro.
E' bello essere stupidi, così ogni tanto quando esci di casa conosci delle cose. Tipo loro. Sapevo che esistevano, dov'erano e cosa facevano, ma non li avevo mai ascoltati. E siccome il punk mi dà la tachicardia, questo salto al reggae - cambio di lingua, come lo definisce il leader Davide Toffolo-, l'ho apprezzato molto, insieme alle stupende canzoncine-chiodo come La mia vita senza te, capaci di rimanerti in loop nella testa per intere settimane. E poi ho scoperto che El Tofo è un fumettista eccezionale, e io ho molto rispetto per i comic artists, perché sono quelli che vanno avanti dritto, disegnano, non fanno casino e ci regalano delle storie stupende, come il Re Bianco, dedicata al gorilla albino che viveva prigioniero dello zoo di Barcellona, e che al Tofo ci assomiglia una cifra.
Bona, quindi sapete già cosa regalarmi per Natale.

La mia vita senza te

Un raro esempio di "reverse stage-diving"

Amleto al concerto



E qui il video del singolo. Sono abbastanza fuori, i ragazzi.


 


Chaos BCN

giovedì 24 ottobre 2013

Buonasera. Oggi è uno di quei giorni così. Ti svegli con il mal di testa e a ricordatelo non è il portafoglio svuotato al bar la sera prima, ma Chaos BCN, la versione in assoluto più disfattista e crudele di questa simpatica città.
In centro c'è una manifestazione, 170.000 persone, in gran parte di studenti, a protestare contro la legge di uno dei ministri più odiati di Spagna, tal Giuseppignazio Wert ministro della Salaminchia Educativa, il quale, tra altre scemenze, obbliga a reintrodurre l'ora di religione altrimenti sei un ladro o una spia (e se vuoi ricevere una borsa di studio per levarti da 'sto Paese della cuccagna e andare a lavorare seriamente, tipo, non puoi).
Poi c'è l'elicottero, che si pianta nel cielo come una puntina (nel tuo cervello) e vorresti essere un indigeno dell'Amazzonia per avere almeno il gusto di prenderlo a fiondate (l'elicottero, ma anche il cervello, così torni a dormire).
Poi esci in strada, inforchi la bici e attraversi il delirio. Grazie al cambio climatico, i tourists attraversano Barna sciabattanti e felici, fotografando i graffiti delle serrande abbassate e mangiando gelati, ingolfando gli attraversamenti pedonali e ascoltando come se fosse la prima volta che ascoltano musica dal vivo i musicisti di strada. Funky, jazz, Chavela Vargas, salsa, rumba, bongo, hang, violino, fisa, arpa celtica, djembé, scacciapensieri, corno tibetano.
Le sirene della sbirraglia urlano, le camionette si muovono arroganti senza che succeda una beata minchia dovunque li stiano chiamando, ma, da bravi iberici, sono troppo stupidi per pensare prima di agire. Ed eccoli lì i robocop amb barretina, armati di tutto punto, passamontagnati e megacorazzati, nutriti con la bamba peggio tagliata che c'è in giro e pronti a combattere la loro personale 3ª guerra mondiale legittimati dai gintonics della classe dirigente catalana.
Nel frattempo i camion scaricano e caricano, gli autisti si incazzano, gli urbani ti multano, i mori ti rubano, i paki ti ubriacano, il sole s'inarca sulla città e picchia come Tyson, la spiaggia di Facebook si riempie di foto di piedi sulla sabbia, Venezia muore e neanch'io mi sento tanto bene.
Insomma ci sono giorni così, poche parole contro il fiume che si potrebbero dire su questa piccola Shanghai d'Europa, dove viviamo schiacciati in parecchi e condividiamo il pane con orde di turisti inferociti, prigionieri anche loro dei PR dell'ufficio del turismo sguinzagliati per il mondo.
Un giorno così. Un giorno in cui vorresti risvegliarti in campagna, in cui l'unico stronzo è il gallo del pollaio vicino, un giorno in cui l'unica sirena che vorresti sentire è quella dei vigili del fuoco che vanno a salvare un gattino,  un giorno in cui puoi sorridere alla giornata e non andarci a sbattere dentro a muso duro.
Ci sono di questi giorni anche a Barcellona, eh, ma questo non è uno di quelli, così come non credo le manifestazioni siano la soluzione ai problemi.

Musica: Eminem, Lose Yourself; P. Conte, Un Gelato al Limon.






B Boy

giovedì 20 giugno 2013

E' ora di tornare mi son detto. L'ultimo posticillo datato all'anno passato, stavo pensando al suicidio, o piuttosto a candidarmi ai premi di Macchianera al miglior blog andato a puttane. Non scherzo, quel premio esiste. Ma ci sono ancora tante storielle, tanto cazzeggio, tante cosette che passano in questa Barcellona birichina per tenermele tutte per me. Le notti si allungano, le notti d'estate ancora di più, e visto che non sono un festivalero né più un viaggiatore fisico, avrò forse tempo da dedicare a questo magazine general-qualunquista sul flaneurismo nella capitale catalana.
I ritmi si accelereranno, visto che ho introdotto una passione divorante per la bicicletta negli ultimi mesi che mi fa pedalare dappertutto alla ricerca di libertà, e mi fa slalommare meglio di Tomba tra la turistaglia impazzita. Vediamo che succede. Grazie a tutti per le visite, la compagnia e i commenti passati. Ci risentiamo nei prossimi giorni.
Baci e


Baci e basta.

B

L'Hotel W visto di fronte, o di culo, a seconda di dove si entra. Sembra un cucciolo di pinguino che applaude.


I Miei.

mercoledì 5 settembre 2012

No. La muchacha qui a sinistra non è, ahimè, mia mamma, bensì la colossale Elena Maureen Bertolini, a.k.a Marina Berti (Cleopatra, Quo Vadis, Ben Hur, per intenderci). Cosa ci fa a Barcellona? Niente, ovviamente, ma sua figlia, (e di un altro pezzo grosso, Claudio Gora), Cristina Giordana, ci sarà per presentare I Miei (Edizioni Associazione Claudio Gora 2007). Un'emozione avere sotto casa mia, nella maleodorante, pittoresca, bohemia e bianconereggiante (NON in senso juventino) calle Monec, tal progenie. Non le parlerò. Starò in un angolo a succhiare champagne e a guardare gli altri italiani italianeggiarsi fra di loro e poi mi siederò al buio a godermi Un maledetto Imbroglio, il primo poliziesco alla carbonara, sognando di essere Pietro Germi.
Venerdì 7 inaugura anche una mostra fotografica che esibirà materiali dell'archivio del Laboratorium Teatro, a cui fa capo l'Associazione Claudio Gora fondata appunto dalla figlia Cristina). E sabato 22 settembre, sempre nell'accogliente sala Anaglifos, si proietterà Febbre di Vivere. Insomma, un bel tuffo negli anni '50, senza rock'n'roll né cupcakes, per entrare piano piano nell'autunno barcellonese.

Programma:

Venerdì 7 settembre ore 20:15 
Inaugurazione della mostra fotografica (visibile fino al 27 settembre).
Sabato 15 settembre ore 20:00
Proiezione di Un maledetto imbroglio (Italia, 1959)
Sabato 22 settembre ore 20:00
Proiezione di Febbre di Vivere (Italia, 1953)

Anaglifos Art Factory, C/Monec 17
Entrata gratuita, posti limitati, info e prenotazioni via email a info@anaglifos.es    


 







Come nasce una piazza.

venerdì 27 luglio 2012


Questa sera ancora cinema al freschetto, ché la caldazza non molla e la sera in giro si sta in gloria. Oggi alle 21:30 si proietta El Forat, di Falconetti Peña, al Forat de la Vergonya. Il "buco della vergogna" è una piazza del quartiere della Ribera, nata dallo sventramento di edifici decaduti, che i pianificatori, gli speculatori e i pistoleri dell'epoca avevano deciso di trasformare in parcheggio. Ma i vicini si sono stretti a maglia, hanno piantato un albero (anni dopo un bellissimo orto comunitario) e hanno combattuto contro l'Ayuntamiento fino ad ottenere che il buco venisse invece trasformato in una piazza per sedersi, organizzare cose e far giocare i bambini, rivendicando lo spazio ad uso e consumo del quartiere e dei suoi abitanti. Recentemente l'Ayutamiento, zitto zitto, ha concesso a un bar l'uso di suolo pubblico per la sua terrazza, scatenando la gelosia di quell'altro bar più in basso che anche lui vuole i suoi tavolini etc. e si stanno quindi rimettendo in moto le rotelle dello scontro sociale. Intanto le cose scorrono tranquille. La piazza è sempre piena di ragazzini, bimbi e anziani che pacificamente si ritrovano a giocare e cazzeggiare al fresco, i vecchi immigrati andalusi portano fuori le gabbiette con i canarini, i maghrebini improvvisano i loro cinema all'aperto e i domenicani per fortuna non reggaetoneggiano ma giocano a calcio. Una buona occasione per farsi raccontare la storia di questa piazza e conoscere i volti di chi dobbiamo ringraziare se adesso possiamo andare a fare due tiri al ping pong o leggere su una panchina da tranquilli. Del sangue è stato anche versato, quindi, da vicini del quartiere, li dobbiamo ringraziare davvero.
Per chi questa sera avesse invece cose più sexy da fare, il documentario in questione è comunque disponibile su YouTube.



E ci arrivava l'eco di un cinema all'aperto.

giovedì 26 luglio 2012

C'è la sala Montjuic, che è la più bella di tutte. Un fossato gigantesco e pieno d'erba, uno schermo davvero gigante, un cielo stellato, te, i tuoi amici e una birretta. E due patatine, due salatini, due olive, un'insalata di mare, una di riso, una di pasta, una lasagna, melanzane alla parmigiana, vitello tonnato, avocado, gamberetti, pollo freddo, pizza e focaccia, mozzarelline e cherries, una cassa di rioja e 3 metri quadrati di plaid. Poi, tornare a piedi dal castello fino a plaza Espanya e poi a casa. Insomma, troppa decadenza per una semplice serata d'estate infrasettimanale. Per fortuna quindi, da oggi c'è anche il cinema all'aperto sulla spiaggia a Barceloneta. Gratis e alle 21:30 e il programma sembra interessante. (a proposito di interessante, il muratore nel patio ha appena detto al suo collega: el hombre es el único animal que tropieza con la misma piedra). Funziona così: alle 21:30 un corto e alle 22 un film, ecco qui tutte le date. Stasera il corto Birdboy e poi il documentario Venid a las cloacas - La historia de la Banda Trapera del Rio, sullo storico gruppo punk di Cornellá. Visto che Barcelona non è Ibiza e la spiaggia è sempre piena di stronzi che ci lasciano lattine e cicche di sigarette, il film ci sta dentro. Trailer:





Di giochi e di musica.

La vita è un gioco o i giochi aiutano a vivere meglio? Non lo so. Per questo sono andato a chiederlo alla mia amica Tiziana che lavora da Jocs Mallart, uno dei negozi di giochi d'ingegno, scacchi, rompicapo, tarocchi & friends più antichi di Barcellona.
Barcellonando: Tiziana, ci racconti qualcosa della bottega dove lavori?
Jocs Mallart è l'unico a Barcellona specializzato in scacchi, con più di 500 pezzi diversi, da quello da viaggio a quello da 1.700€.
Vendiamo dame, gli scacchi, back gammon e i vari giochi di società, ma la sezione a mio avviso più interessante di è quella dei tarocchi. I personaggi che li comprano sono veramente dei fuori dei testa. Una volta è venuto un americano, tutto vestito di nero, con gli occhiali da sole, la sera. Cercava un mazzo di tarocchi particolari perché lui di lavoro faceva l'acchiappafantasmi, liberava le case disabitate rimaste sfitte per via dei fantasmi. Ancora adesso ci penso e non so se mi ha preso per il culo o diceva sul serio...

E cosa ha comprato?

Diversi mazzi di tarot, tutti in stile gotico.
Altri che ci dicono che abbiamo un'aura particolare, un alone lucente, che lo vedono, altri ancora che improvvisano letture estemporanee.


Cosa cerca la gente che entra nel negozio?

In questo periodo (febbraio, data dell'intervista, NdB) giochi da tavola. La gente preferisce stare in casa con amici e parenti e giocare.
Risk, i conquistatori di Catan, il Carcassone, il Dixit, il Bang sono i giochi più richiesti in questo momento, mentre tutto ciò che riguarda il poker ultimamente è in calo, anche se poi puoi incontrare qualcuno disposto a pagare un mazzo di carte da poker anche una settantina di euro...

Riesci a portare i clienti ordinari e profani dal Monopoly a qualcosa di più originale?

Alcuni sí. Io odio il Monopoly, preferisco il Bancarotta, che è tutto l'opposto, vinci se riesci a spendere tutti i soldi che hai…molto piu divertente!!! Nonostante tutto il Monopoly, il Parchis e il gioco dell’oca rimangono tra i giochi tradizionali piu richiesti.

Hai mai avuto paura? E' pur sempre un negozio con un'aura tutta sua...

Paura del negozio no, ma piuttosto è l'effetto che mi fanno i cartomanti, che di certi mazzi non ne vogliono neanche sentir parlare. Come quello di Aleister Crowley, che è visto male da molti cartomanti per la simbologia dei suoi tarocchi, perché richiama la Bestia, porta il male... C'è per esempio una cliente, tra l'altro una mia cliente personale, che una volta mi ha fatto togliere un mazzo di oracoli da uno scaffale perché era attaccato a un mazzo di Crowley e secondo lei lo contaminava con la sua cattiva energia. Ma certo questa non si puo definire paura. La paura la sentivo all'inizio, quando dovevo maneggiare scacchi del valore di 500, 600 eurazzi!

Quali sono i tuoi clienti preferiti?

I cartomanti mi piacciono, ma i miei preferiti sono i collezionisti di trottole.


Perché? Sono dei bambini grandi?

Sí! Ce n'è uno particolare, di questi bambini grandi. Tutte le volte che mettiamo delle trottole nuove in vetrina lui dopo dieci minuti è lì a comprare quelle che gli mancano. Si presenta con pantaloni alla zuava di velluto, calzettoni lunghi, baschetto di lana rossa. Mi ha insegnato a fare girare una trottola a forma di carota. Dopo svariati tentativi sono riuscita a farla girare per un po', con molta soddisfazione!!! E poi ci sono i turisti giapponesi che sono veramente dei bimbi grandi perchè si meravigliano di tutto e quando entrano in negozio è un continuo ooohhh...wow...ooohhh...sono divertentissimi!!!

La tua altra attività è organizzare concerti di gruppi assurdi nella tua nativa Borore (NU). Ce ne parli un po'?

Tutto inizia nel 2001, quando con gli amici di sempre del paesello decidiamo di organizzare concerti poco convenzionali, che difficilmente si potevano  ascoltare dalle nostre parti...E ci chiamiamo IN#C (dedicato a Terry Riley) associazione culturale che vuole divertirsi e divertire. Il primo fra tutti ad essere stato invitato è stato il chitarrista sardo Paolo Angeli (che sarebbe poi tornato altre due volte oltre a diventare un nostro grande amico), e poi gli Zu, Paolo Zucca, Makoto Kawabata una psyco chitarra che è tutto un viaggio, Yoshida, il batterista dei Ruins, Zeni Geva, e poi Henry Grimes Quintet geniale contrabbassista, persona dolcissima, che ha suonato con i piu grandi del free jazz per poi finire nell’oblio vivendo come un clochard e facendo i lavori più umili. Fortunatamente riscattato e riscoperto da un altro grande contrabbassista, William Parker. Per Borore sono passati, a mio parere, i due più grandi batteristi del mondo, Hamid Drake e giusto il dicembre scorso Charles Hayward... fantastici, spaziali!!!


Cos'hanno in comune Borore e Barcellona, a parte la B?
(risa)

Com'è avvenuto il salto?

Casuale. Una mia cara amica veniva qua per fare alcuni progetti di cooperazione allo sviluppo, i primi due svolti in Marocco, e io mi occupavo della parte amministrativa. Abbiamo lavorato a un progetto a Barcellona, finito il progetto ho deciso di restare.

Ti piacerebbe organizzare concerti qui?
Un sacco. Ma è diverso, perché farlo a Borore è una sfida incredibile, più emozionante. C'è un pubblico molto diverso, con un orecchio difficilmete abituato a certe sonorità, più vergine da questo punto di vista...E quindi portare in una realtà sperduta e appiattita come quella del centro Sardegna cose che difficilmente si vedono e si ascoltano in giro ha tutto un altro sapore... Mentre Barcellona è una città dove si può trovare di tutto, o quasi......

Che musica descriverebbe meglio il tuo negozio?

Ce ne sarebbero diverse: dark gothic per alcuni cartomanti, musica classica per il giocatore di scacchi, krautrock del professionista del Risk, rock 'n' roll per il mago dello yo-yo… perché le situazioni cambiano sempre, cambiano le persone, le espressioni, i suoni delle diverse lingue del mondo. Poi ci sarebbero sicuramente le canzoni tradizionali spagnole degli anni '50 e '60 che sono il leitmotiv del signor Ramon, il proprietario del negozio, come pure le canzoni della Maria del Mar Bonet, Somewhere Over the Rainbow della Judy Garland del Mago di Oz e mille altre sonorità…

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Sicuramente il contatto con i diversi tipi di gente che arrivano da ogni parte del mondo, addirittura dall’ Uzbekistan…. Dal cartomante che entra solo le sere di luna piena perché così le carte assorbono un'energia particolare, al nonnino che entra con suo nipote per comprargli un gioco di quando era piccolo, come una trottola, alle mamme che vogliono fare un regalo ai figli ma che non sia elettronico, ai tipi strani, come quello che è entrato solo per chiedere se poteva farci vedere come faceva "il ponte" (si è davvero sollevato sulle mani col bacino a pancia in sú sul marciapiedi). O questa coppia anziana che compra un mazzo di carte ogni due o tre settimane, lui è l'esperto e lei la memoria, cioè lo aiuta a ricordare per evitare di comprare doppioni...
Un' altra cosa bella è quando salgo nel magazzino segreto, in cima a una scala di legno, dove ci sono tutti i giocattoli cinesi, Qun Pang, Othello e vari giochi, tutti fatti in legno di tek. Quindi con un profumo bellissimo, come gli scacchi di "palo de rosa" .

Giochi strani?
L 'ultima novità viene dagli USA e si chiama Neocube , un gioco formato 216 piccole sfere di calamite con le quali si possono fare le forme piu svariate, oppure le scatole giapponesi che sono un vero e proprio rompicapo, che si aprono dopo 10-12 movimenti difficilissimi...solo per professionisti veri!

Chi ha inventato i giochi da tavola?
Fra i giochi piu antichi ci sono sicuramente il gioco reale del Ur dal nome della città della Mesopotamia risalente al 2600 a.C, come pure il Backgammon, o il Senet, il gioco degli egizi, gli scacchi di origine indiana, il tris, il Mancala, un gioco africano...

Racconta qualche perla del vecchio padrone del negozio.
E' un businnes man, con una grande cultura sul mondo dei giochi, e con un particolare fiuto per gli affari. Anche se bisogna riconoscerli che a volte rischia assai con la scelta di alcuni giochi particolari o scacchiere poco convenzionali, ci azzecca quasi sempre.

I catalani e il gioco.
Giocano molto. Catan, Carcassone, Domino, Risk, scacchi, carte...
E anche nel gioco sono molto ironici e sarcastici e rilanciano sempre..come a esempio i giocatori di domino che ogni domenica si mettono di fronte al mare e se ne dicono di ogni…tra un bel piatto di sardine fritte e un buon vermuth....

Il gioco ci rende migliori?
Sicuramente sì. Ma la vita a cui siamo condannati lascia poco spazio per il gioco...
Io chiudo la porta e chiudo il mondo dei giocattoli...





Il Duce e le donne (Festa Mesta).

giovedì 19 luglio 2012

Ah ah! Ah ah ah! Buonasera a tutti, 22:08, ora di cena in Ispagna. Mi diletto questa sera a dileggiare elementi contenutistici della festa del PD, a.k.a. Festa de l'Unità di Roma, segnalata via Facebook dal grande critico del cinema della vita Bruno Ballardini, il quale mette l'accento sulla "u" di uno degli aspetti trucidi dell'evento, ma ce ne sono altri non da meno di cui ameremmo, dalla nostra postazione e  per dileggio, appunto, disquisire. Andiamo con ordine, ma premettiamo che sosteniamo la FdU come idea di base, con le birrette, la porchetta e i concerti dei CCCP o dei Nomadi - almeno come ce la ricordiamo dall'adolescenza-.
Dunque, Bruno su Facebook posta su questa figata di presentazione del libro sulla vita sexuale di Mussolini, highlight della festa. Agora vox.it riporta l'acutissima recensione de Il Giornale: Una serie ininterrotta di trionfi, probabilmente un totale di quattrocento. Una caccia compulsiva, nata un po’ dall’istinto un po’ dalla volontà di costruirsi attorno un mito, utile quanto altri più politici orpelli a rafforzare il carisma del leader, dell’uomo del destino a cui nessuno può resistere. Una corsa contro il tempo e il fato che si concluse come spesso si concludono i sogni di grandezza: tra pillole e talismani usati inutilmente per tenere ancora alto lo stendardo della virilità. Stiamo parlando del rapporto complesso di Benito Mussolini con le donne.

Bene. 1) Constato con piacere che nonostante le leggi italiane iperrepressive, il fumo continua a circolare senza problemi 2) Che se un normale paesano come il sottoscritto ha accostato circa 50 donne nella sua vita prima dei quaranta, 400 donne per un V.I.P., per di più nell'âge d'or delle puttane, è assolutamente nella media. 3) Spero che i miei sogni di grandezza - e qualunque cosa intendiate per grandezza - non si concludano tra pillole e talismani. 4) Secondo me è giusto che lo stendardo della virilità abbassibandiera a un certo punto, perché non c'è niente di più imbarazzante di un vecchio arrapato. 5) Il rapporto con le donne è complesso di per sé, by default, per Benito, Stalin, Winston e Bachisio.

La presentazione è alle 22, in concomitanza con un dibattito sulla trasparenza della pubblica amministrazione e sulle donne uccise dalla Mafia. Chi otterrà più successo di pubblico? Amici, romani, compatrioti, siete invitati a raccontarcelo. Ay (sospiro) non per essere frivoli, che l'estate porta un po' a quello, ma qui in Spagna, di solito, la festa è una festa, che sia di un partito maggiore o di una associazione di vicini del quartiere. Una festa, sai, tipo quella cosa dove si va, si beve qualcosa, si ride, ci si diverte, si ascolta musica, un concerto, cose così, va'. Magari c'è la presentazione di un libro anche. Ma alle SEI, non alle VENTIDUE, quando dovrebbe suonare qualcuno che tipo noidellasinistrasichesappiamodimusica!



La foto del Dux Sciupafeminae in apertura è figa però, eh? Ma a pensarci bene, appunto, anche questa è in linea con l'epoca. Poi c'è l'e-flyer qui sopra (speriamo che cellulosa non sia stata sacrificata invano): ma dico, manco l'orchestra di liscio più alcolizzata della Romagna faceva dei poster così, e che cazzo! Visto che al PD gli piace tanto Mussolini, perché non imparano almeno qualcosa dai meravigliosi artisti e litografi della sua epoca? 


Calma, Barcellonando, non ti agitare...

Però, aspetta, e il sito? Andiamo a vedere il sito della festa dell'unità. Avrete capito che siamo attratti dal tema grafico: ebbene, navigateci, navigate pure in questa gazzetta ufficiale piena di <br> e tristezze varie. Divertitevi col menu flashy flashy e...volete partecipare al concorso per il poster o browsare i partecipanti? Adelante!





E che dire del diario, (oggi si dice BLOG), questo arricchente strumento 2.0? Qui siamo in zona James Joyce a manetta, stream of consciousness allo stato puro, Beckett meets D'Alema... Il post è datato 3.53, cioè l'autore/autrice è tornato/a a casa e si è messo al combiuter. Niente da obbiettare, eh, anch'io scrivo ubriaco. Ma, stampata a chiare lettere nel cervelletto mio luce la massima di Papa Hemingway: Write drunk, edit sober. Ecco un  estratto: 

Ore 03.53 appena salutato salvatore on line.
Grazie davvero ped quello che fai…a volte qualcuno ha provato ad ironizzare, la verita’ e’ che fai le tre di notte e la mattina ti alzi per lavorare e sei la memoria, la capacita’ di rendere immagini il nostro lavoro e io ti ringrazio davvero.
Giornata piena, ma anche piena di soddisfazioni…sentirsi ringraziare per il lavoro che fai e’ sempre per me una grande carica, quando servitori dello stato e ministri soono esaltati dal clima dellla festa, allora la stanchezza per un po passa.
Gianfranco io ringrazio te per il libro che hai deciso di presentare alla festa.
Penso che non solo e’ scritto bene ma affronta tra il serio e il faceto il tema dei social network bravo e incisivo e iniziativa ben organizzata…proprio COSE DELL’ ALTRO MONDO.


Anche la parte Twitter lascia parecchio a desiderare.  C'è praticamente solo @pdbersani che dice cazzate e nessuno che dice cose divertenti. Sembra il Twitter di@barcellonando, con la differenza che io c'ho 20 followers e il PD 14.000.



Poi vedi l'ipocrisia? NO AD UN PROGRAMMA CHE SIA UN LIBRONE.
Ma ti sei visto?




E poi "ad un programma" non si dice. E poi due: è un po' che non vivo in Italia ma... per questioni controverse la decisione ai gruppi parlamentari congiunti... che cazzo vuol dire?

E poi tre, sempre da Twitter: Serve un accesso al lavoro garantito per i giovani #festaunitaroma (lo staff) @pbersani

Bravo. 'O salario garantito già lo diceva Zulù dei 99 Posse vent'anni fa. Ci voleva un politico a fare politica? Bastava una rockstar.

Continuiamo. Altro indizio che al PD ci piace il fascismo? Nell'era dei Social Network, e nell'era in cui il mio vicino di nove anni dice che iMovie è una minchiata e preferisce di gran lunga Final Cut Pro per editare i suoi clip, sul sito è disponibile solo un fantastico spot radiofonico.

Programmazione? Non mi azzardo che non conosco della scena romana ma vedo un numero più che striminzito di gruppi e di digeis. Sui film proiettati si può dir niente, visto che il cinema all'aperto d'estate è un po' un porto franco e la gente pur di pigliare fresco guarderebbe pure il Grande Fratello 1 su schermo gigante... E con Walter dietro (o sopra, sotto, dietro, in mezzo) sulla parte cinema è come sospettare che un eschimese non sappia di neve o che il Duce non sappia di muzza.

E, ciliegèn sur la torte, volete sapere cosa c'è dietro il link la nostra festa è differente? Niente. Un cazzo di niente. Un'altra gazzetta ufficiale in formato PDeffe che ci racconta che la festa usa i bicchieri di mais, la raccolta differenziata, che c'è il parcheggio bici e il baby parking per le mammette progress dei quartieri chic (dovunque siano nella città di Roma, che adoro).
Almeno abbi la grazia di far confezionare questo bel messaggio ecosostenibile a un designer, che ti fa delle illustrazioni carine, delle infografie accattivanti e delle storie simpatiche che la gente può condividere su Facebook, Twitter, Tumblr e, ti svelo un segreto, staff, ma non dirlo a nessuno...Pinterest! The cariatides age italianstaila in tutto il suo splendore. E sai cosa? Fanculo pure Hemingway, stanotte posto senza editare in omaggio al diario della notte della festa del pd e dei suoi stagisti e del suo webmaster e grafici (se vi hanno pagato, speriamo che vi scippino il compenso intero a Termini), perché la porchetta, le salsicce, le birrette e i gruppi rock are on my side.



Barcelona Design Festival 2012 e mercadillo RAS.

martedì 26 giugno 2012

La caldazza di fine giugno ha scacciato le orgie musicali del Sonar e del Primavera Sound e spalancato all'estate Barcellonese un sinfin di attività culturali in cui, per sopperire alla mancanza di una piscina privata sul terrazzo, ci butteremo tutti a pesce. Per questi giorni vorrei segnalarvi un evento gustoso per gli amanti del design, dell'architettura e della creatività innovativa in generale, il Barcelona Design Festival + FADfest, che inaugura oggi e prosegue fino al 12 luglio con una ciccia serie di conferenze, incontri e mostre. La maggior parte delle attività sarà a pagamento, for professionals only o studenti con una piotta facile da spendere per lavorare fianco a fianco di mostri come Neville Brody o Inocuo. Barcellonando vi segnala qui di seguito la sua selezione, fatta di un mix di interessi personali e attività gratuite o economiche. Credo che sia importante seguire cosa succede nel mondo del disegno. Anche se possibilmente, almeno nel sud Europa, il disegno grafico sia ancora una pratica d'élite che splende sulle aree culturali però spesso marcisce in strada, dove orrori quotidiani inquinano la vista e rovinano il paesaggio, si uniscono alla puzza di fritto e di trappole per turisti e accompagnano la voce di troppi arroganti con bassa autoestima o commercianti dalle braccine corte e la mente stretta. Amate il buon disegno, per favore, grazie. Ne trarranno giovamento tutti, non solo gli interessati del settore.
Dunque, dicevamo, questa sera il festival FAD (Fomento de las Artes y del Diseño), apre le porte nella piazza del Macba inaugurando due mostre: «FADExpo. El mejor diseño del año» y «El futuro en construcción. Nuevos materiales ecoeficientes para la construcción y rehabilitación de edificios». Io andrò perché sí mi interessano i winners in questo campo e perché trovo i nuovi materiali ecoefficienti una cosa sexy. Domani presentazione di imprese di successo che hanno usato il diseño grafico come punto di partenza http://www.fad.cat/adg/chilllaus/ . Il 28 un appuntamento interessante per noi-italiani-che-ci piace-mangiare, il documentario Food Design, una specie di film dell'orrore che racconta come i signori del cibo industriale ci spiano per decidere come darci da mangiare. Per chi va oltre le chiacchiere a tavola sulla lasagna della nonna e chi ha finalmente smesso di dipendere dalla Nutella.



A meno che non sappiate il tedesco a menadito, il film si proietterà alla Filmoteca alla 18:30.
Il 29 giornata di porte aperte. Quando ero bambino, le "porte aperte" erano solo dai concessionari  Renault per andare con papà a vedere l'ultima R4 e a farsi regalare stampini e portachiavi. Una buona scusa per curiosare negli ambienti favolosi degli studi. E' tutto per il momento, però consultate il programma di luglio qui. Ah, e assolutamente da non perdere una tre giorni di "mercatino" in RAS, una delle migliori librerie di disegno, architettura, arte e fotografia di Barcellona. Materiali e fondi di magazzino della squisita selezione di RAS saranno in vendita a prezzi scontatissimi, a partire dal magico prezzo 1 EURO. Aiutate RAS a svuotare i magazzini e portatevi a casa qualche bel pezzo di letteratura grafica da sfogliare la domenica mattina davanti al caffè invece di attaccarvi subito a Facebook.
Filamente il sole è calato, mi stappo una birretta fresca e poi mi avvicino al Macba per il FADFest.

Perle parrocchiali.

mercoledì 30 maggio 2012


Io posto questo perché sono, come molti di voi, un ex-oratoriano, maggio è il mese della Madonna e insieme a questi simpatici strafalcioni sento il ricordo del profumo di lillà, il rimbalzare della palla da basket nel cortile, la batteria della sala prove da cui esce heavy metal durante il rosario, il teatro che ti faceva sentire come Carmelo Bene prima di sapere chi fosse, don Pomero che vende i gelati e le caramelle in un baretto illegale dietro una finestra e la separazione dell'oratorio maschile da quello delle fìee (ragazze), tra altre cose. Godetevi queste perle da oratorio e ringraziate Gesù che non esistono simili istituzioni nella nostra cara Barcellona, frateli e sorele.

v PER TUTTI QUANTI TRA VOI HANNO FIGLI E NON LO SANNO, ABBIAMO UN’AREA ATTREZZATA PER I BAMBINI.

v GIOVEDI’ ALLE 5 DEL POMERIGGIO CI SARA’ UN RADUNO DEL GRUPPO MAMME. TUTTI COLORO CHE VOGLIONO FAR PARTE DELLE MAMME SONO PREGATE DI RIVOLGERSI AL PARROCO IN UFFICIO. 

v IL GRUPPO DI RECUPERO DELLA FIDUCIA IN SE STESSI SI RIUNISCE GIOVEDI’ SERA ALLE 7. PER CORTESIA, USATE LE PORTE SUL RETRO.

v VENERDI’ SERA ALLE 7 I BAMBINI DELL’ ORATORIO PRESENTERANNO L’AMLETO DI SHACKESPEARE NEL SALONE DELLA CHIESA. LA COMUNITA’ E’ INVITATA A PRENDERE PARTE A QUESTA TRAGEDIA.

v CARE SIGNORE, NON DIMENTICATE LA VENDITA DI BENEFICENZA! E’ UN BUON MODO PER LIBERARVI DI QUELLE COSE INUTILI CHE VI INGOMBRANO LA CASA. PORTATE I VOSTRI MARITI.

v TEMA DELLA CATECHESI DI OGGI: “ GESU’ CAMMINA SULLE ACQUE ”. CATHECHESI DI DOMANI “ IN CERCA DI GESU’ ”.

v IL CORO DEGLI ULTRASESSANTENNI, VERRA’ SCIOLTO PER TUTTA L’ESTATE, CON I RINGRAZIAMENTI DI TUTTA LA PARROCCHIA.

v RICORDATE NELLA PREGHIERA TUTTI QUANTI SONO STANCHI E SFIDUCIATI DELLA NOSTRA PARROCCHIA.

v IL TORNEO DI BASKET DELLE PARROCCHIE PROSEGUE CON LA PARTITA DI MERCOLEDI’ SERA: VENITE A FARE IL TIFO PER NOI MENTRE CERCHEREMO DI SCONFIGGERE IL CRISTO RE!

v IL COSTO PER LA PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO SU “PREGHIERA E DIGIUNO“ E’ COMPRENSIVO DEI PASTI.

v PER FAVORE METTETE LE VOSTRE OFFERTE NELLA BUSTA, ASSIEME AI DEFUNTI CHE VOLETE FAR RICORDARE.

v IL PARROCO ACCENDERA’ LA CANDELA DA QUELLA DELL’ALTARE, IL DIACONO ACCENDERA’ LA SUA CANDELA DA QUELLA DEL PARROCO, E VOLTANDOSI ACCENDERA’ UNO AD UNO TUTTI I FEDELI IN PRIMA FILA.

v MARTEDI’ SERA CENA A BASE DI FAGIOLI NEL SALONE PARROCCHIALE. SEGUIRA’ CONCERTO.

Primavera Sound e gratis.

Estate, tempo di festivals e bla bla bla. Questa sera "inaugura" il "monster festival" Primavera Sound, in cui ho lavorato per un paio d'anni quando ero schiavetto felice della rivista Vice. Quest'anno, da libero professionista, pigro e squattrinato, invece di un biglietto da 195€,  mi concederò cose tipo una passeggiatina serale dopo cena, magari col maglioncino gettato sulle spalle e un gelato cioccolato e fiordilatte in mano. Fiuuu! Questo magnifico pensiero mi ha procurato i brividi d'orrore sufficienti per rinfrescarmi in questa caldazza pomeridiana in cui sto scrivendo. Fiordilatte a parte, il Primavera Sound quest'anno ci fa il grande regalo di un paio di concertazzi multipli sulla spianata del paseo di fronte all'Arc de Triumf. Stasera sono in programma  il giovincello tachente Jeremy Jay, i Walkmen, in equilibrio precario tra Strokes, Bob Dylan e i primi Stereolab (bella questa, eh?) il ritorno dei Wedding Present, e i mitici e furiosi Black Lips.  Il giorno dopo [errata corrige - domenica 3 giugno] serata più sudeuropea, diciamo, con l'insopportabile rockstar iberica Nacho Vegas, il pop kitsch ma simpatico di Joe Crepusculo, l'icona della musica da film Yann Tiersen e il crooner Richard Hawley. Per una macedonia perfetta manca solo Gianna Nannini. L'ingresso è gratuito e potete vedere qui quando suonano i vostri beniamini.

Una storia di droga.

venerdì 25 maggio 2012

Risalgo la calle Ataulf verso sera, è chiaro ancora, siamo a maggio. I rondoni solcano l'aria, le ragazze che camminano riempiono di bellezza le viette del Gotico. Sono pago della giornata di lavoro, guardo le case e i balconi, naso all'insù. Cinquanta metri più avanti vedo un sacchetto bianco cadere. Sarà il pacco di cocaina che sto aspettando? E' così che arriverà la Fortuna? Alzo gli occhi al quinto piano, (le case di Ataulf sembrano ancora più alte per la salita), aspettando di vedere il malfattore/benefattore-lanciatore. E' un'anziana signora bionda in vestaglia rossa che, sganciato il pacco, si ritrae lentamente dietro la veneziana abbassata, rientrando all'interno del suo appartamento come una chiocciola si ritira nella conchiglia. Arrivo all'altezza del sacchetto. Giace a meno di trenta centimetri dal canestro della spazzatura. La vecchia, anche se oggi ha mancato, deve avere una mira micidiale. Lei, il cestino dei rifiuti e cinque piani di sfacciatezza. Chissà da quanto dura questa storia d'amore e di mira. Le sette di sera. Lei, il punto nero di sotto e l'involto pieno di cacchine di gatto e avanzi del pranzo. Unico nemico: una brezza ciularina che decide se far cadere il sacchetto di qua, o di là.  Lo score segnato sul calendario. La risatina o il sospiretto in caso di vittoria o sconfitta. Niente droga per me.



Vino Vinicio.

giovedì 24 maggio 2012

E' tornato Vinicio. E' passato Vinicio. Ieri l'altro, al Poble Sec.
Vinicio, grosso, grasso, nero e ingombrante, è in realtà basso, come tutti i grandi, e non è grasso, ma sì ingombrante. Nel senso bello del termine. Come entrare in un vecchio magazzino attraverso la porta del retrobottega. Permesso sì, scusi, grazie. Accedere a luoghi pieni di polvere, storia, luce e magia. Candelabri, pianoforti, strumenti scientifici, quadri dell'800, tele stampate, mobili, soprammobili, ninnoli, scheletri, manoscritti,  sestanti, chitarre, vestiti, animali impagliati e altri innumerevoli tesori che hai conosciuto soltanto nei libri illustrati. Vinicio e il suo spettacolo Marinai, Profeti e Balene, con il pianoforte a coda messo di traverso, cioè a dritta, dove il pianista non è un pianista ma un timoniere, intorno al quale si squadra la ciurma sotto agli alberi immaginari. Glauco, Zeno e Mauro a mezzana, Vinicio e Vincenzo a maestra, Asso e Francesco a trinchetto, salpando in un rumore di catene e presagi, sotto una chiglia rovesciata, il ventre di un balena, la bocca di un capodoglio. Io, che ascolto il disco solo adesso che scrivo, al concerto mi lascio trascinare dall'onda lunga, lenta e notturna di parole e dalla marea di strumenti che l'equipaggio manovra alla perfezione d'orologio, con maestria di lungo corso di chi sa dove va anche nel buio pesto. Io sono al secondo piano e mi ammareggio del ritardo, è come stare arrampicato a prua mentre piove ed è notte, e tutti gli altri sono sottocoperta ingozzandosi di rhum, e ridendo. Oh well. Mi piace guardare il marinaio di palco che cambia le chitarre, i cappelli e i vestimenti a Vinicio e poi spunta fuori e mima il polipo, il ciclope e il palombaro. Mi piace godermi la pachidermica paraphernalia di Vinicio, sapere che è la naturale estensione spettacolare della sua musica, dei testi e della sua testa bacata. Coleridge, Conrad e Melville sono dalla sua parte, ma ci sono anche i tre catalani di Cabo San Roque, il suo spagnolo da italiano in gita e i grappoli di compatrioti e compatriote, occhi che guardano e saltano da una parte all'altra, che girano, cercano, segnano, appuntano, dicono e dimenticano. C'è un'altra volta Vinicio, con la sua feluca e la sua gabardina, fermo negli anni e nella poetica dell'illusione della felicità, l'inganno dell'amore e la condizione umana, a condizione che sia mitica e mitologica. C'è Vinicio che ci uccide alla fine con Le Sirene, e non importa dove lo trascini la prossima tempesta artistica domani. Il suo genio, come un mago, uscirà sempre dalla giubba fradicia una carta come Le Sirene, magicamente asciutta e bella, come la salvezza quando sembra che tutto è andato perduto. E c'è il Vinicio delle taverne che ci ha fatto Che coss'è l'amor e altri oldies but goldies in memoria delle sue notti al Poble Sec nel Tinta Roja. Anche se il lupo perde il pelo e beve solo in ufficio, noi contenti.




Polo (della libertà).

sabato 12 maggio 2012

Ok, lo ammetto, ho usato 'sto titolo della ceppa per vedere se aumenta un po' il traffico sul mio blogghetto, ultimamente un po' fermo alla stazione di servizio di un cyberdeserto. Oppure no. Ho usato questo titolo perché oggi pomeriggio Motor Combo presenta il suo ultimo disco POLO. Polo in spagnolo vuole dire sia polo che ghiacciolo. Nell'intenzione degli autori il disco fa riferimento al ghiacciolo. La caldazza sta arrivando, siamo tutti felici e da qui in avanti e per 4 mesi le parole che pronunceremo di più al giorno saranno "que calor" e "playa", e sogneremo di mangiare polo e di andare al polo. Motor Combo sono Eli Gras e Florenci Salesas, due vecchie glorie (con rispetto, Eli) dell'underground catalano. Troppo buffi, ironici e surreali per essersi bruciati negli anni '80, per suonare punk e morire d'overdose, Florenci ed Eli hanno invece scelto la strada del dadaismo musicale, e adesso sono intrappolati in una bolla di cingomma elettronica, in una ruota di criceto kraftwerkiana, in un'Ape con le porte saldate (come il Generale Lee di Bo e Luke), in un Commodore 64 e in una labirinto di cinquantamila progetti paralleli. Io non seguo la musica elettronica, tantomeno la musica moderna, però sento che tutti i pischelli che fanno retropop-elettronico nowadays dovrebbero (ri)scoprire Motor Combo, fermarsi un attimo ad ascoltare come quando si fa sssht-hai sentito? e trarre ispirazione da questi due. Io almeno se fossi un pischello che fa retropop-elettronico li copierei di sana pianta, aggiungendoci basi techno pesanti e finto sofisticate e allungando i po' i pezzi. Così in sei mesi sarei al Primavera Sound, mentre Motorcombo saranno oggi a The Station, il sogno bagnato di ogni bar della stazione in cui siate mai stati, e domani scapperanno sulla duecavalli azzurra e saranno la colonna sonora nel girone infernale di tutti gli studenti di conservatorio conservatori. Vi lascio ad ascoltare la gemma bislacca Si parla italiano.

Motor Combo
The Station - Estaciò de França
Sabato 12 maggio 2012 ore 17:30 - Ingresso gratuito.